09 luglio 2009

Intervallo post # Pantelleria

Questo “intervallo post” merita una pausa più lunga e qualche cartolina in più; vuoi per la durata della vacanza, vuoi per le emozioni che questo viaggio ci ha regalato.
E’ proprio vero quello che si legge su Pantelleria, la “perla nera” di origine vulcanica al centro del Meditteraneo: è un isola che puoi amare o odiare, senza alcun compromesso.
Il nostro, è stato amore a prima vista… il classico colpo di fulmine!
Quest’isola, situata, più vicina alle coste tunisine che siciliane, ci ha offerto una settimana da favola.

Dammuso 1

“E’ domenica, tardo pomeriggio: l’atterraggio è dolce, nonostante il vento forte e le difficoltà che una pista come quella dell’aeroporto pantesco può serbare. L’aereo raggiunge la zona parcheggio e, a piedi, percorrendo pochi passi, entriamo nel piccolo aeroporto a conduzione familiare (questa è l’impressione) e aspettiamo la consegna dei bagagli che arrivano dopo pochi minuti di attesa.
Solo una porta scorrevole separa questa area dall’inizio della nostra vacanza, una sola uscita presidiata, in maniera discreta, da un finanziere.
Incontriamo Andrea, il nostro contatto sull’isola, nonché proprietario del dammuso (tipica abitazione pantesca e simbolo della sua civiltà contadina) che abbiamo preso in affitto, e che, dopo aver reso gli onori di casa, ci accompagna a destinazione in località Bugeber.

Vista sul Lago di Venere
Da qui, la vista sul Bagno dell’Acqua, meglio noto come Lago di Venere (Venere veniva qui , dice la leggenda , a specchiarsi prima dei suoi incontri galanti con Bacco), un laghetto costiero all’interno di un cratere spento e alimentato da calde sorgenti sotterranee, ci toglie il respiro offrendoci uno spettacolo che ci fermiamo a rimirare a lungo per svelarne appieno tutte le sfumature.
Per scoprire l’isola in lungo e in largo noleggiamo una Citroën Mehari di colore rosso-arancio, una piccola autovettura anni ’70 con la carrozzeria in termpoplastica (o vetroresina), che estremizza appieno il concetto di spartanità in linea con quella che scopriremo poi essere la caratteristica principale dell’isola.

Mehari
L’isola, di fatto, è spartana… per molti tratti selvaggia e offre poche comodità al turista abituato al “bar e all’ombrellone”.
E’ agli arabi che si deve il nome “bint el-Rhir”, la figlia del vento. Un nome non scelto a caso perché Pantelleria è sempre battuta dal vento forte, vento che ci farà compagnia per tutta la durata della vacanza e, in maniera insistente, soprattutto nei primi giorni.
Approfittiamo del meteo non troppo favorevole per fare delle escursioni nel cuore dell’isola, la Favara Grande, una piana dall’aspetto particolarmente selvaggio, dove vapori bollenti escono dai crepacci e dalle grotte naturali sparse un po’ ovunque e l’odore di rosmarino e finocchietto selvatico rende l’aria piacevolmente profumata . La Montagna Grande (che con i suoi 836 metri di altezza rappresenta la vetta più alta dell’isola) è quasi nascosta dalle nuvole oscure spinte dal vento. Ma non pioverà!!

Coltivazioni nei pressi della Favara Grande

Abbiamo qualche difficoltà con le indicazioni turistiche relative ai luoghi da visitare, a volte assenti mentre altre volte completamente illeggibili.
Attraversiamo ancora piccoli borghi e località dai nomi arabeggianti come Gadir, Sibà, Khamma, Kartibugal e Rekale, solo per citarne alcuni.
Pantelleria, ci dicono, è una terra povera di piogge ma fertilissima grazie ai depositi vulcanici e, per questi motivi, votata all’agricoltura e non alla pesca come verrebbe più facile immaginare.
Per proteggere le coltivazioni dal vento forte, le viti vengono interrate in piccole cavità, gli agrumeti protetti da alti muretti e gli ulivi vengono potati in modo che i rami restino bassi tanto da sembrare dei bonsai.

Terrazzamenti

Capperi!

Giardino pantesco

Uva Zibibbo - futuro passito

La natura dell’isola offre paesaggi molto variegati, dove vasti terrazzamenti di vigneti e capperi (gli “ori” di Pantelleria) si alternano alla tipica macchia mediterranea – punteggiata da fiori gialli e lilla – verdi cespugli e boschi di pini, ginepri e lecci dell’entroterra montano.
Il contrasto cromatico, a volte, mi fa pensare a certe immagini elaborate al computer con programmi ad hoc, tali da renderle quasi surreali.
Quando il vento soffia forte ci sono alcuni luoghi sull’isola dove, comunque, è possibile fare il bagno; calette appartate perfette per lo snorkeling e le immersioni o, più semplicemente, per godere del sole e abbronzarsi un po’.
Il “Laghetto delle Ondine” in località Punta Spadillo è uno di questi luoghi suggestivi: una piscina naturale raggiungibile a piedi destreggiandosi (soprattutto nell’ultimo tratto) fra gli scogli, collegata al mare aperto da un piccolo passaggio, una vera e propria oasi in cui fare il bagno in un'atmosfera di assoluta tranquillità e relax.

Il Laghetto delle Ondine


Per dirla tutta, Punta Spadillo con la sua macchia mediterranea, che si staglia tra le rocce laviche come uno smeraldo incastonato su una pietra preziosa, ed il suo faro a salvaguardare le imbarcazioni in navigazione, è uno dei luoghi che più ci ha affascinato.

Vegetazione a Punta Spadillo
Il faro di Punta Spadillo

Sull’isola le strade asfaltate si contano sulle dita di una mano e non ci sono spiagge; le località balenabili si raggiungono percorrendo lunghi tratti di strada e sentieri sterrati, e solo dopo aver lasciato la strada principale dell’isola, chiamata “perimetrale” (un tour lungo 45 chilometri), costruita per motivi bellici durante il ventennio fascista.
Tuttavia, quando si arriva a destinazione, il panorama e il mare ripagano appieno dei piccoli disagi (già messi in conto) affrontati, come quando raggiungiamo le rocce di Balata dei Turchi, ideali per sdraiarsi a prendere il sole o l’Arco dell’Elefante, una splendida scultura naturale che somiglia incredibilmente ad un grande pachiderma immerso con la sua proboscide a dissetarsi nel limpidissimo tratto di costa sottostante.

L'Arco dell'Elefante


Vegetazione presso Balata dei Turchi

Per godere Pantelleria a 360° è necessario, tuttavia, circumnavigarla e per questo motivo è opportuno utilizzare una imbarcazione. Al porto del paese c’è ne sono per tutti i gusti. Noi abbiamo scelto di fare il giro turistico imbarcandoci sulla “Futura”.

Futura e Futura 2

Ciao... da Pantelleria (al porto)

Un motopeschereccio convertito a “giro isola” che, nel tempo, è stato affiancato da una seconda imbarcazione chiamata “Futura 2”. Franco, il proprietario di questa piccola impresa familiare, si dimostrerà innanzitutto un attento marinaio ma anche un abile intrattenitore, un cabarettista, un cantante, uno chef, un adulatore, sempre pronto a pescare dal cilindro il coniglio che non ti aspetti. Durante il tour, mai noioso, Franco non faceva altro che ripetere che averlo scelto voleva dire di aver scelto di partecipare ad un party invece che a un funerale (riferendosi al silenzioso andare di altre barche).
Abbiamo avuto modo, così, di ammirare un susseguirsi di cale, promontori e grotte, pareti che si elevano ad altezze spettacolari o multicolori di tufi, ossidiana e basalto di località Saltalavecchia.

Saltalavecchia
Ormai la vacanza volge al termine.
Decidiamo così di concederci una cena romantica presso il ristorante “La Vela” a Scauri.
Il posto è molto pittoresco e i tavoli sono sistemati a pochi metri dal mare…Ottima la cucina e il conto che troveremo “ragionevole”.
E' domenica ormai, il giorno della partenza. Comunque programmiamo di trascorrere le ultime ore di relax al “Laghetto delle Ondine” perché questo luogo ci è proprio piaciuto…
Pantelleria è un isola diversa, ricca di contrasti, un posto dove pensiamo di ritornare".
Altre cartoline...

Fico d'india

Colors

Colors 2

Dammuso solitario

Dammuso e vaso arancio

Salutotutti!!

06 luglio 2009

2° Raid Pescasseroli - High Speed = 380 Km.

Il 4 luglio è il 185° giorno del calendario gregoriano (il 186° negli anni bisestili).
Mancano 180 giorni alla fine dell'anno.
È il giorno in cui la Terra è più lontana dal Sole.
(fonte Wikepidia)


In programma, oggi, 4 luglio 2009, il 2° Raid Pescasseroli – High Speed.
Ho appuntamento con Punch in Piazza Giovenale a Roma.
Alla partenza, alle ore 08.00, il contachilometri della mia Vespa segna 61062.
Siamo puntuali come orologi svizzeri e ci mettiamo subito in movimento per raggiungere località Villa Adriana a Tivoli dove incontreremo quanti hanno aderito al 2° Raid Pescasseroli – High Speed.
E’ proprio quando penso a queste ultime parole, ovvero “High Speed”, che mi chiedo se riuscirò con la mia, più che quarantenne, Gittì a sostenere i ritmi che il tracciato richiede.
Io e Punch raggiungiamo il luogo dell’incontro alle ore 08.40.
Nel frattempo arriva anche “Lombino” – la new entry – che, dopo le presentazioni, ci offre un caffè mentre aspettiamo il resto della comitiva.
Con qualche minuto d’anticipo sulla tabella di marcia, l’allegra truppa OMD proveniente dai castelli romani raggiunge il luogo deputato a dare il via a questa seconda edizione del raid (la prima a cui partecipo).

Presenti:
Moe e Carlotta;
Colonnello Smith;
Guggio;
Cortovespa;
Enrico;
Stefano64;
Danilo;
Barilla;
Lombino;
Punch;
… ed io.

Giusto il tempo di salutare tutti e ricevere il cartellino nominativo dove saranno annotati i singoli rifornimenti e si parte.

Prima la salita per Tivoli e poi la SS5 Tiberina in direzione Carsoli fino a Tagliacozzo dove, dopo circa 90 chilometri, effettuiamo il nostro primo rifornimento.
A proposito, devo dire che la “sosta rifornimento” studiata per l’occasione (un addetto – Guggio – alla pompa, un addetto – Cortovespa – ad annotare i litri sui cartellini nominativi e tutti gli altri in fila con il serbatoio aperto) ci ha fatto risparmiare del tempo prezioso.
Ci rimettiamo in sella e percorriamo ancora 65 chilometri fino a giungere a Carrito di Ortona dei Marsi dove è prevista la sosta aperitivo.
Il posto è bello e l’aperitivo (gentilmente offerto dal Colonnello Smith) ottimo e abbondante con salumi, formaggi, bruschette e buon vino, tutti prodotti rigorosamente abruzzesi e fatti in casa.
Inutile dirvi che è stato tutto molto apprezzato e ben presto digerito.

Nel piazzale antistante il baretto ci aspetta anche una gradita sorpresa: una Vespa 150 che, nonostante gli acciacchi e più di mezzo secolo di vita, fa ancora il suo dovere. Il proprietario, un arzillo vecchietto, mi racconta che in molti hanno cercato di proporgli uno scambio o di acquistarla ma lui ha sempre rifiutato perché, continua, uno scooter affidabile come la sua Vespa proprio non c’è ne.

Non fa troppo caldo ed è piacevole chiacchierare ma, soprattutto, stiracchiarsi un po’ dopo 160 chilometri in Vespa ad andatura sostenuta.
A questo punto, solo 30 chilometri ci separano da Pescasseroli.
Il paesaggio si fa sempre più interessante con curve, tornanti e lunghe salite che mettono a dura prova la mia Gittì.
Tuttavia, il magico piedino dello "scout" Enrico, denominato per l’occasione “turbo Enrico”, spingendo delicatamente sulla chiappetta SX, aiuterà la mia nonnetta ad attraversare le innumerevoli salite del parco Nazionale d’Abruzzo, senza mai perdere di vista il resto del gruppo.
Alle 13.15 circa, raggiungiamo località Val Fondillo nel cuore del parco dove, nell’area attrezzata a pic-nic, con l’Orso Marsicano sempre in agguato, consumiamo il nostro pranzo al sacco: panino con la frittata innaffiato da del buon vino rosso offerto da Enrico e, per concludere in bellezza, un cono gelato offerto da Carlotta.
Alle ore 15.00, con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, dopo aver effettuato il 2° rifornimento, ci dirigiamo verso il passo di Forca d’Acero.
La strada che percorriamo è magnifica ed il bosco con i suoi faggi secolari ci ripara dalla calura estiva, regalandoci un panorama da favola.
Peccato non potersi fermare e godere più a lungo di questi luoghi.
Una piccola pausa per una foto ricordo sulla sommità del passo dove la terra abruzzese cede il passo a quella laziale (a quota 1530 m.) per poi iniziare la discesa verso Sora.

La superstrada Sora – Frosinone ci fa immediatamente dimenticare la frescura della montagna con una temperatura superiore ai 30 gradi e una forte umidità.
Effettuiamo l’ultima sosta rifornimento a Frosinone prima di intraprendere l’ultimo tratto, senza soste, che riporterà ognuno di noi alle rispettive dimore.
Danilo e Punch, data l’ora, decidono di prendere l’A1, mentre Barilla se ne torna a Fondi.
Giunti a Valmontone salutiamo anche Lombino e Stefano64.
Cortovespa ci saluta all’altezza di Colonna, mentre Guggio, il Colonnello Smith ed Enrico deviano per Finocchio.
Moe, Carlotta ed io, infine, proseguiamo per Roma fino all’altezza del G.R.A. dove ci separiamo.
Io proseguo sulla Casilina fin dentro il cuore di Roma.
Alle 19.12, al termine di una giornata emozionante, spengo il motore della mia affidabile compagna di viaggio con il contachilometri che segna 61442.
Che dire?
Ho percorso 380 Km tondi tondi senza alcun problema, nonostante l’andatura sempre sostenuta.
Credo di non aver mai fatto così tanti chilometri con la mia Gittì tutti d’un fiato prima d’ora.
Un grazie va a tutti coloro che hanno partecipato a questa bella avventura in Vespa e uno in particolare a Carlotta per aver scattato le fotografie che mi ritraggono.

That’s all folks!!
Salutotutti!

03 luglio 2009

2° Raid Pescasseroli - High Speed

Domani mattina, al via il "2° Raid Pescasseroli - High Speed".
Io ci sarò!!
Una buona occasione per fare qualche chilometro in Vespa ed incontrare vecchi e nuovi amici che condividono la stessa passione per questi piccoli veicoli a due ruote.


Ecco a voi il programma del raid organizzato dagli amici OMD e dal Vespa Club Albano Laziale.

PROGRAMMA:

  1. Primo appuntamento per chi parte dai castelli romani alle ore 08.00 - 08.15 a Grottaferrata, Corso del Popolo, di fronte Penny Lane.
  2. Secondo appuntamento, per il resto della comitiva, a Tivoli davanti alla ex Pirelli , alle ore 09.15 circa.
  3. Sosta aperitivo a Ortona dei Marsi (AQ), ore 12.00 - 12.30.
  4. Arrivo a Pescasseroli (AQ) alle ore 13.00 circa e sosta pranzo (al sacco - d'obbligo il panino con la frittata).
  5. Rientro per i castelli romani e Roma con partenza alle ore 14.30.

TRATTE/SOSTE:

  • Grottaferrata/Tagliacozzo: Km 90 circa;
  • Tagliacozzo/Pescasseroli: Km 70 circa;
  • Pescasseroli/Frosinone: Km 75 circa;
  • Frosinone/Grottaferrata: Km 70 circa.

A domani!



21 giugno 2009

Summer coming

Benvenuta estate!!
Si tratta del periodo dell'anno in cui il sole, raggiunto il suo punto più alto sull'orizzonte, il 20 giugno, inizia a scendere, fino al 22 settembre, giorno dell'equinozio d'autunno, quando la durata del giorno è uguale a quella della notte.
Devo dire che questa "summer season" non è iniziata proprio nel migliore dei modi, almeno quì nella Capitale.
Nelle ultime ore, acquazzoni e vento forte hanno fatto scendere la temperatura di diversi gradi.
Quanto meno, questa notte, è stato piacevole riposare!
Per quanto mi riguarda, la mia estate inizia oggi pomeriggio su un aereo che mi porterà a Pantelleria, nel cuore del Mediterraneo.
Una settimana di meritato relax: sole, mare, ottima cucina pantesca, qualche buon libro da leggere, molte foto da scattare per il mio reportage e tanto altro da scoprire.

Salutotutti!

17 giugno 2009

"IL SISTEMA A"

Quando ho del tempo libero, tra le altre cose, mi piace molto girare per i mercatini di modernariato e/o antiquariato.
Trovo stimolante curiosare tra le bancarelle, sfogliare vecchi libri, riviste o cartoline d’altri tempi, riconoscere oggetti di design e giocattoli della mia infanzia.
Capita, a volte, anche di fare qualche piccolo acquisto ma mai cose troppo importanti.
Recentemente la mia attenzione è stata attirata dalla copertina di una rivista che in alto, nell’angolo destro, riportava l’immagine di una Vespa faro basso.
La prendo, la sfoglio. E’ una rivista mensile delle piccole invenzioni. Anno VI – Numero 10 – Ottobre 1954, dal costo di 100 Lire e dal nome singolare: Il Sistema A.
La compro per qualche euro.

Si tratta di una rivista dedicata ad ogni genere di invenzione che lascia spazio anche alle collaborazioni esterne, all’Archimede Pitagorico di turno, in cambio di ricchi premi in denaro, o meglio ancora, in Lire.
A pagina 368 (… credo dunque si tratti di fascicoli da raccogliere mensilmente e rilegare come una enciclopedia di quelle che oggi giorno, a centinaia, troviamo in edicola) trovo l’articolo dedicato alla Vespa dal titolo: Poggiapiedi per Vespa.
Si tratta della V gara di collaborazione e a proporlo e tale Sig. R. S. di Treviso.

Il progetto spiega come realizzare, in modo casalingo e abbastanza economico, un poggiapiedi per la Vespa, articolo che, per una lettura più facile, riporto fedelmente.

“Si compone di un solo tratto di tubo per mobili, in ferro, del diametro di 22 cm.. Per la esecuzione delle curve è raccomandabile rivolgersi a un tubista, di quelli che fabbricano seggiole in metallo cromato, presso il quale si troverà certamente ampia scelta di tubi. I punti di appoggio sono tre: due costituiti dai perni di sospensione del motore, e il terzo costituito dai fori previsti sul portapacchi posteriore per l’applicazione della ruota di scorta.
Per fissare il tubo alle due estremità del perno di sospensione del motore, ci si servirà di due staffe di ferro, saldato al cannello, nella cui estremità inferiore siano stati praticati due fori aperti. Per avere una certa solidità del complesso sarà bene usare ferro da quattro millimetri.
Per quanto riguarda invece il terzo punto, si salderà alla parte terminale del tubo una striscia di ferro, da tre millimetri, in cui siano stati praticati due fori in corrispondenza di quelli filettati sul portabagagli. Sarà così possibile fissarlo sia in presenza che in assenza di supporto per ruota di scorta.
Le particolarità della piegatura del tubo si possono ricavare dalle fotografie. Bisogna fare attenzione a lasciare spazio sufficiente per poter aprire liberamente lo sportellino laterale sinistro, nonché quello del carburatore, per cui prima di saldare definitivamente i vari pezzi del poggiapiedi sarà bene accertarsi della loro perfetta disposizione.
La parte inferiore destra, in corrispondenza del lato del motore, può venir chiusa al cannello, oppure ricoperta con una guarnizione di gomma onde evitare di urtarvi contro con la gamba. Il resto del tubo una volta cromato, sarà opportuno venga protetto con un avvolgimento di nastro da manubri dove si appoggiano i piedi.
Per il montaggio è sufficiente allentare i due bulloni di sospensione, inserire le staffe e serrare bene. Attenzione alle rondelle. Al portapacchi si fisserà mediante due bulloni adatti alla filettatura già presente.
La praticità di questa soluzione apparirà specialmente qualora il passeggero posteriore sieda di traverso, come fanno le donne. Infatti il laterale del poggiapiedi, oltre ad assicurare una posizione stabile, permette di trasferire parte del peso trasportato sul lato sinistro, contribuendo ad equilibrare la Vespa, che come è noto è più pesante dal lato destro, causa la presenza del gruppo motore laterale. Per l’esecuzione del tutto, è sufficiente un pomeriggio, e il costo resta mantenuto in limiti ragionevolissimi.”

Semplice, vero?
Salutotutti!!