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18 marzo 2009

Via Margutta, Roma - Itinerari culturali... in Vespa.

Finalmente, dopo mesi di giornate uggiose, un sole raggiante e una dolce temperatura primaverile tornano ad impreziosire la Città Eterna .
Decido di fare un bel giro in centro con la mia Gittì, ormai a riposo forzato da qualche mese.
Senza esitare avvio la pedivella e la Vespa parte a primo colpo. La cosa non mi stupisce, anzi mi fa sorridere. Penso, infatti, ad un amico che negli ultimi quattro mesi, causa scarso utilizzo, ha dovuto cambiare due volte la batteria del suo maxi scooter.
Con il casco ben allacciato, le luci accese (anche di giorno) e la mia Canon reflex nello zaino, scelgo la destinazione: Via Margutta.
Via Margutta è una piccola via di Roma, inclusa nel centralissimo rione Campo Marzio, zona nota come il quartiere degli stranieri. Anticamente, questa via ospitava botteghe artigiane e stalle. Dal 1600 in poi, generazioni di pittori e scultori hanno scelto questo luogo come sede dei propri laboratori ed abitazioni, conferendole quel carattere bohemien ed internazionale che ancora oggi la contraddistingue.
Negli anni Cinquanta, Gregory Peck vi portò Audrey Hepburn nel film “Vacanze romane”, facendola, così, diventare una strada esclusiva e residenza di molti personaggi famosi, come Federico Fellini e Giulietta Masina, Anna Magnani, Renato Guttuso, Giorgio De Chirico… solo per citarne alcuni.
Poi, sotto il peso dell’aumento dei prezzi degli affitti e delle case, molte botteghe chiusero e gli artisti l’abbandonarono decretando anche il degrado fisico della via.
Nel 1986, Luca Barbarossa le dedica una canzone che, nel ritornello, recita: “Amore vedessi com’è bello il cielo a via Margutta questa sera, a guardarlo adesso non sembra vero sia lo stesso cielo dei bombardamenti, dei pittori, dei giovani poeti e dei loro amori consumati di nascosto in un caffè. Amore vedessi com’è bello il cielo a via Margutta insieme a te, a guardarlo adesso non sembra vero sia lo stesso cielo che ci ha visto soffrire, che ci ha visto partire, che ci ha visto…”.
Dopo un progetto di riqualificazione, via Margutta, oggi impreziosita da una nuova pavimentazione a sampietrini, è tornata ad essere un angolo tra i più pittoreschi della Capitale, dove, grazie anche ad ampi spazi di verde, sembra di respirare aria priva di smog.
Parcheggio la mia Gittì e percorro, lentamente, via Margutta che regala al visitatore, anche meno attento, scorci suggestivi, cortili e giardini alternati a gallerie d’arte e negozi high tech, osterie tipiche e ristoranti alla moda, elementi architettonici di pregio e, come in una caccia al tesoro, la possibilità di scoprire editti d’altri tempi e targhe marmoree da regalare agli amici come souvenir di “piccante” ironia tipicamente romana.
Infatti, al civico 53, la bottega artigiana di Enrico Fiorentini “Er Marmoraro” offre un’ampia scelta di epigrafi per ogni gusto o necessità.

Sul muro, quasi di fronte alla predetta bottega, scopro un editto della metà del Settecento, dove si legge: “D’ordine di Mon.re Rev.imo Presidente delle Strade – si vieta a tutte e sing.le persone fare mondezzaro nella via Margutta – pena di scudi dieci per volta et altre pene corporali – nerbate – ceppi – giri di rota o come il mastro di strada volesse assecondo l’età e il sesso”.
Proseguendo sulla strada incontro la Fontana degli Artisti, realizzata nel 1927 dall’architetto Pietro Lombardi che rappresenta, allegoricamente, un insieme di elementi legati al mondo dell’arte, come i cavalletti, le tavolozze, i pennelli, i compassi da scultore e due mascheroni, uno triste e l’altro allegro, atti a testimoniare in modo enfatico le alterne fortune della categoria.

La passeggiata è piacevole. Mi godo il bel tempo e le opere d’arte esposte nelle vetrine.
Percorro la stretta via fino ad arrivare al civico 110 dove, nell’edificio più antico della strada, il palazzo seicentesco dell’ex teatro Alibert, vissero per un lungo periodo Federico Fellini e Giulietta Masina. Una targa apposta accanto al portone del palazzo dove abitarono, realizzata dall’artigiano del marmo Enrico Fiorentini, li raffigura in due famose caricature eseguite dal disegnatore e gallerista Nino Za.

Alla fine della mia camminata sono proprio contento e mi piace concludere questa ouverture di primavera con uno stornello dedicato (da altro autore) alla via:

Quante strade rare e belle
so l’orgoglio dé sto monno
che t’incanti ner vedelle.
Io però sai che risponno?
Via Margutta ormai è lampante
che le batte tutte quante
perché è unica e speciale
e ner monno nun c’è uguale!


Alla prossima.
Salutotutti!

20 maggio 2008

Vespa World Days 2008 # 7

Oggi (26 aprile) la sveglia suona relativamente presto.
Sono le 07.00. Mi faccio una doccia, preparo il bagaglio e, con tranquillità, seduto comodamente all’aperto, gusto la colazione.
Anche Stefano è già in piedi perché oggi è prevista la grande sfilata alla scoperta della “capitale di Sicilia”, con partenza alle ore 09.00.
Fisso accuratamente il bagaglio al portapacchi e lo zainetto al solito posto, ovvero al gancio sotto la sella (infatti, dopo aver partecipato alla lunga sfilata e al pranzo ufficiale, la nostra avventura siciliana avrà termine con l’imbarco sul traghetto che, questa volta, ci condurrà a Napoli... dunque, bagaglio al seguito!).
Arrivo puntuale all’appuntamento al Vespa Village.
La partenza subisce un po’ di ritardo… è comprensibile.
Finalmente, alle 10.30 circa, il fiume di vespa si muove in direzione di Palermo. In sella alle nostre compagne di viaggio, percorrendo i 72 chilometri della panoramica SS113, che da un lato costeggia il mare e dall’altro le suggestive coltivazioni di agrumi ed olivi, vediamo avvicinarsi le figure dei promontori di Monte San Calogero prima, di Monte Catalfamo e Capo Zafferano poi, e per concludere, l’imponente figura di Monte Pellegrino (“il più bel promontorio del mondo”, secondo lo scrittore tedesco Jhoan Wolfgang Goethe).
Il lento avvicinamento a Palermo ci fa attraversare, paralizzandoli, i centri abitati di Termini Imerese, Trabia, San Nicola l’Arena, Bagheria (la città delle ville barocche e del pittore Renato Guttuso), Ficarazzi e le vicine borgate marinare.
Giungiamo a Palermo con più di due ore di ritardo sulla tabella di marcia, tanto da far saltare la sfilata lungo il centro storico. Giusto il tempo di compattare il gruppo e ci dirigiamo presso la “Fiera del Mediterraneo”, sede del pranzo sociale.
Siamo accolti da un piccolo complesso dal look tipo Huckleberry Fin al motivetto di “Vespa 50” dei Lunapop. E’ festa e l’atmosfera è divertente.

Nella grande sala , mi accomodo al tavolo 117 (posto già fissato) insieme ai componenti del Vespa Club Napoli e a qualche altro “singolo” vespista.
Come da menu, il pranzo ufficiale di fine evento (catering curato da una rinomata ditta palermitana) , prevede:
Antipasto rustico siciliano – Sicilian rustical appetizers:
Caponata di melanzane (eggplants with tomato sauce – olives – celery and capers) – Zucca rossa in agrodolce (Yellow pumpkin with bittersweet sauce) – Frittella paesana (Rustical omelet) – Sardine beccafico (Aromatic breaded and rolled sardines on oven);

Primi piatti – First course: Maccheroni al Buso (bucatini in foglia di melanzana con pomodoro e ricotta di pecora – maccheroni rolled in an eggplant slice with tomato and ricotta) – Risotto carnaroli con primizie di verdurine primaverili al profumo di finocchietto selvatico (rice with fresh vegetables and wild fennel);

Secondi piatti – Second course:
Nodino di Salsiccia (sausage) – Involtino alla brace (grilled rolled veal) – Lombo di maialino dei Nebrodi al forno con salsa al Marsala e mandorle tostate (loin ok small pork on oven with Marsala wine sauce and toasted almonds) – Patatine novelle al timo (aromatic potatoes);

Dessert:
Cannolo Siciliano (rolled fried paste filled with ricotta cream);

Caffè – Coffee.

… Il tutto molto gradevole e “innaffiato abbondantemente” da dell’ottimo vino made in Sicily.
Alla fine del pranzo (ore 17.00 circa), avendo avuto dei trascorsi lavorativi a Palermo, mi offro volontario come guida turistica per un breve (alle 20.00 parte il traghetto) tour vespistico della città. E così conduco il “solito gruppo” attraverso lo scenografico Viale della Libertà fino a Piazza Politeama, “cuore” pulsante della città con l’omonimo teatro dove è stata allestita la mostra del Museo Piaggio. Una brevissima sosta per scattare una foto ricordo (sarà l’ultima, poiché la batteria della mia Canon si esaurisce) e per ammirare, tra le altre, la Vespa di Giorgio Bettinelli. Transitiamo, quindi, per il teatro Massimo (splendido esempio di stile Liberty e terzo teatro più grande al mondo) e percorriamo la settecentesca via Maqueda fino ai “Quattro Canti” (centro della città antica) per arrivare quindi a Piazza Pretoria (… detta Delle Vergogne) con il palazzo del Municipio e la fontana Pretoria. Concludiamo il breve tour con un passaggio davanti a Palazzo dei Normanni (sede del parlamento siciliano) e alla Cattedrale. Infine, prima di salutare il resto della comitiva che farà rientro a Cefalù (Maurizio, Carlotta, Stefano, Francesco “Serpico” e Marco) decidiamo di fare una piccola pausa caffè in Piazza Marina dove ammiriamo lo stupendo giardino Garibaldi, contraddistinto dalla presenza di grandi ficus.
Sinceramente, ripercorrere le strade di Palermo con la mia Gittì è stato molto emozionante e, soprattutto, mi ha dato la possibilità di apprezzare, ancora una volta, tutto il fascino di questa bellissima città, ricca di storia, di mistero e di fascino alla quale non si riesce a resistere.
Siamo ai saluti.
Io, Paco, Enrico, Roberto e Alfredo, ci dirigiamo al vicino porto ove aspettiamo ancora una buona mezz’ora prima di poterci imbarcare. Questa volta niente cambio di nave e la differenza si vede. Tuttavia, non c’è molta gente. Decidiamo, comunque, come nel viaggio di andata, di prendere una cabina da 4. Questa volta sarà Paco ad immolarsi e privarsi della comodità di un materasso per poter meglio “apprezzare” il pavimento della cabina.
Sono le 20.00. La nave lascia puntuale il porto di Palermo e si dirige verso quello di Napoli.
L’idea del rientro ci rende nostalgici. Colonizziamo un divanetto e ci diamo giù (ma con moderazione) con la birra. Poi, per cena, un gelato. La serata si conclude con una sfida al karaoke al ritmo di “Gelato al cioccolato”, “Felicità” e tante altre canzoni d’antan.
Manca poco alla mezzanotte e non c’è più nessuno in giro.
L’arrivo a Napoli è previsto per le 06.30 e, così, decidiamo anche noi di andare a riposare.
Domani ci aspetta il rientro da Napoli a Roma… naturalmente in Vespa!
Buonanotte!!